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Iba MaHr: l’intervista

27-07-2013 Haile Anbessa

Iba MaHr: l’intervista

Iba MaHr è uno dei giovani artisti, ha solo 26 anni, che sta rappresentando al meglio la rinascita del culture n conscious roots in Giamaica e nel mondo. Un’ottima voce che sta facendo molto bene, si è appena esibito al prestigioso Sumfest Festival in Giamaica e presto partirà con un tour europeo. Vediamo cosa ci ha raccontato in un’intervista rubata al mercato di St. Catherine in Giamaica.

Haile Anbessa: innanzitutto so che ci chiamiamo entrambi Mario e questa è una gran cosa. Ma il tuo nome da artista cosa significa?
Iba MaHr: è il mio stage name. Iba in una lingua africana significa umile, calmo mentre MaHr è la fusione del mio nome Mario appunto e Harar, la città santa in Etiopia. Sono conosciuto infatti anche con il nome di The Black Youth of Harar.

H.A.: come hai cominciato a cantare?
I.M.: ho cominciato scrivendo liriche, non mi interessava cantare. Un sacco di amici però hanno cominciato a spronarmi e a consigliarmi di cantare le mie canzoni. La mia intenzione però è sempre stata quella di trovare un particolare artista per una particolare canzone. Quando la mia voce è stata notata poi mi sono convinto a cantare ciò che producevo. Io provengo da una comunità molto povera nel parish di St. Catherine ma un giorno ebbi la fortuna di registrare con il grande Max Romeo la mia prima canzone che divenne subito una hit. Da questo punto in poi ho iniziato la mia ascesa. Il mio curriculum si è arricchito di nuovi producer che hanno creato basi per le canzoni. Non sarò quindi mai grato abbastanza a Max Romeo per la spinta iniziale che mi ha dato

H.A.: altri artisti ti hanno aiutato in questo modo?
I.M.: vengo da una parte piuttosto rurale della Giamaica. Mi ricordo che dovevo fare chilometri da dove vivo a Spanish Town e poi da là a Kingston. Gigsy King e Tony Curtis mi hanno dato una grossa mano perché provengono dalla mia stessa area. Loro mi hanno dato una grossa mano quando sono arrivavo a Kingston. Mi hanno mostrato i segreti del mestiere e presentato ad altri musicisti. Il mio nome ha cominciato a circolare quindi.

H.A.: quali sono i tuoi modelli o gli artisti che apprezzi di più?
I.M.: tutti gli artisti che hanno un messaggio e un impatto positivo sulla gente perché è quello che professo anche io. Ho ricevuto certi valori da mio nonno che era un uomo influente nella mia comunità e aveva anche un sound system. Quindi lo accompagnavo spesso e ballavo e mi esibivo in mezzo alla strada con lui. Quello che suonava erano tutte canzoni degli anni Sessanta e Settanta e tutte positive. Ascoltavo tutto il tempo perciò canzoni di Bob Marley, Peter Tosh, Dennis Brown, Alton Ellis o Hugh Mundell. Delle nuove generazioni mi piacciono molto Sizzla, Capleton, Tarrus Riley e mi piace molto anche Gyptian.

H.A.: come è stato esibirti al Sumfest?
I.M.: è stata una vera gioia per me. È stata la mia seconda volta al Sumfest. La cosa speciale di questa edizione è che rappresenta il mio preludio al tour europeo di 5 settimane che mi aspetta e per cui ho parecchie aspettative. Mi consente di mostrare quindi alla mia isola di cosa posso offrire al mondo. Il Sumfest sarà quindi la preview di ciò che l’Europa potrà vedere.

H.A: tu sei parte di questa vera e propria rinascita della musica reggae ricca di valori con artisti come Protoje, Chronixx, Exco Levi, Kabaka Pyramid o ancora Jah9. Pensi che il reggae stia finalmente tornando indietro a raccontare questo tipo di messaggio o credi sia un fenomeno sparuto?
I.M.: credo che lo slackness sia destinato a sparire presto. Solo la musica che facciamo noi infatti è al servizio della gente. Noi siamo la vera voce del popolo. Noi siamo giovani ma tentiamo di riportare in auge i valori degli albori. Possiamo solo crescere e migliorare in questo.

H.A.: hai in programma qualcosa in particolare con questi nuovi vessilliferi del roots?
I.M.: nel futuro sicuramente ma dobbiamo essere certi di fare la cosa giusta al momento giusto. Non si tratta di business nel nostro caso infatti. Nel caso in cui faremo qualcosa assieme sarà certamente la cosa giusta da fare.

H.A.: stai lavorando a un album?
I.M.: certo e sicuramente uscirà prima della fine dell’anno. Stay tune!

H.A.: cosa ti aspetti da questo tour europeo?
I.M.: sicuramente molto, sono molto emozionato anche perché sarà la mia prima volta in Europa. Come ti ho raccontato già prima sarà la mia grande occasione per fare conoscere me e il mio messaggio sull’Africa e Marcus Garvey. Potrò verificare sulla mia pelle quanto questo messaggio sia universale e quanto abbia presa sulla gente di tutto il mondo.

H.A.: se ti chiedessi adesso con quale artista ti piacerebbe fare un featuring quale nome mi faresti immediatamente?
I.M.: io adoro Marcia Griffith e sogno un pezzo con lei. Vorrei fare qualcosa anche con Damian Marley e Tarrus Riley e gli artisti che hai citato prima come Kabaka, Chronixx, Jah9. Queste sono le sonorità che piacciono a me. Quando la musica è quella giusta il risultato è sempre ottimo. Di nomi ce ne sono molti altri e sicuramente non voglio fare torto a nessuno.

Questo il video di Let Jah Lead the Way

http://www.youtube.com/watch?v=5qA8JOWMjQc&feature=youtu.be